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Il quarto di sotto

Quarto di Sotto. Un nome che sembra preso in prestito da un bancone di macelleria. E che è, invece, la definizione con cui i sanvitesi indicano la fascia litoranea, e relativo entroterra, situati a sud del proprio territorio comunale. Una definizione appropriata. Per tre ragioni. Quel quarto riassume in sé l'idea e le dimensioni, non irrilevanti, della "frazione". Quel sotto può riferirsi alla dislocazione "meridionale" dell'area suddetta. Ma anche all'incombere su di essa delle colline retrostanti. L'espressione è onnicomprensiva di tutte le località e contrade che si affacciano lungo la Nazionale Adriatica, dalla fornace in poi. Di quelle che, con linguaggio burocratico, vanno sotto il nome di Portelle, San Fino e Valle Grotte. Di tutti quei punti che dai locali vengono chiamati, in lingua meno ufficiale, Ursiline, Curva de lu generale e Turchinie, D'Annunzio (o eremo), li Virì (o promontorio), li Libbuorie, li  Unte, li Mazziuotte, li 'Nnecchine, fino ad arrivare a lu ponte de le Grutte, che segna il confine con la Shangai di Rocca San Giovanni, Vallevò.

Dalle parti del Quarto di Sotto la linearità è un concetto che non riscuote successo. Le colline digradano rapide verso il mare, a sbal¬zi, refrattarie ad ogni idea di pianura. La strada è un nastro di asfalto mal srotolato, tortuosa e in continuo saliscendi. La costa è quanto di più frastagliato possibile. Le spiag¬ge esigui e irregolari depositi sassosi. Il tutto dovrebbe determinare un risultato, a dir poco, disastroso. Ma, proprio perché la linearità non è di questi luoghi, l'insieme costituisce uno degli scorci più belli e dei paesaggi più fascinosi della costa adriatica: lo testimoniano le note descrizioni dannunziane. Verde e azzur¬ro si fronteggiano apertamente, in una continua lotta di avanzamento. Le colline si tuffano in mare, appuntite ed affusolate allo stesso tempo. Viste dal largo o dalla "cima del por¬to", sembrano artigliare morbidamente il fon¬dale, per opporre miglior resistenza. Sulle estremità di tali puntelli si appoggiano i tra¬bocchi, originali esempi dì come, ai fini della pesca, si sia ingegnosamente sfruttato il carat¬tere impervio della zona.

La presenza dei trabocchi è una nota tipica del Quarto di Sotto e rivela l'animo marinaro dei suoi abitanti. La ricchezza e limpidezza dei fondali, nei paraggi, è rinomata. Cozze, pelo¬si, polpi, ricci e pesci di vario genere costitu¬iscono l'attrattiva di questo paradiso subacqueo, meta di appassionati non solo abruzzesi. La pesca non rappresenta, però, la principale risorsa nell'economia del Quarto di Sotto. L'attività più diffusa rimane quella agricola, praticata nei pendii dell'immediato entroterra. Qui il verde è una rigogliosa mac¬chia mediterranea. Ingrigito dall'incessante assalto della salsedine. Vivacemente interval¬lato dai colori delle infiorescenze di stagione. Picchiettato, nei mesi invernali, dall'arancio degli agrumi. Al fianco di olivi, querce e fratte di lentisco (non più degli olmi, decimati qualche lustro fa da un'epidemia) prosperano, infatti, aranceti dai frutti non molto dolci, ideali per vitaminiche spremute.

Ma non è tutto oro quello che luccica. All'incontaminatezza dei luoghi fa da contraltare il loro isolamento. Le abitazioni sorgono sì sul¬la SS16, ma a grappoli sparsi, e sono in parte disabitate o, addirittura, abbandonate. Di qui la continua insidia della visita alle case di malintenzionati nelle ore dedicate al lavoro dei campi. Al Quarto di Sotto, inoltre, non c'è più la scuola elementare. Mancano negozi, punti di ritrovo, circoli. C'è un ristorante-bar, al promontorio, che è aperto, però, solo nella buona stagione. A ciò va aggiunto il progres¬sivo spopolamento della zona, verificatosi negli ultimi 20-30 anni, dovuto a denatalità ed emigrazione. La necessità di un mezzo per raggiungere la Marina, per acquisti o contatti umani, è perciò stringente. Chi non ne dispo¬ne si rivolge ai mezzi pubblici. Ma verso il loro servizio si levano lamentele. Si sente la mancanza di alcune corse. Di una pomeridia¬na nei giorni feriali. Al sabato, soprattutto: per consentire ai ragazzi della zona di seguire le lezioni di catechismo. Non ci si rassegna alla soppressione della corsa domenicale di mezza mattina, quella che permetteva di anda¬re alla messa delle 11. Ora, per i fedeli, c'è la corsa delle 8. Tale disfunzione risente delle traversie legali ed economiche nelle quali è incappata la ditta concessionaria della linea, la Mazziotti Bus. Con esse si scontra ogni tentativo di riordino delle corse, fatto dall'Amministrazione. In attesa di una loro soluzione, si sta anche pensando ad un progetto di linea autobus per la zona, da realizzare in collaborazione con il vicino comune di Rocca San Giovanni, al fine di rendere minori i costi. Ma anche in questo caso, ci si dovrà muovere tra mille ostacoli burocratici. L'illuminazione pubblica è più che sufficien¬te, in alcuni angoli anche troppa. L'unico punto da rischiarare sarebbe forse quello ap¬pena a sud del bivio per contrada Mancini, dalle parti della Croce. Permetterebbe, a chi è costretto a percorrerlo a piedi di notte, di essere visto dai conducenti di auto e camion. Quei camion che sono la croce (questa volta, con la minuscola) del Quarto di Sotto. L'infi¬nito snodarsi in curve della strada li costringe infatti a frenate e riduzioni. Stridìo di ganasce e rumore di cambi, da un lato, tentativi azzar¬dati di sorpasso da parte degli automobilisti e colpi di clacson, dall'altro, si susseguono sen¬za sosta. A danno della tranquillità e, purtroppo, talvolta, della vita umana.

Ciò che acuisce, però, maggiormente la sensa¬zione di isolamento del Quarto di Sotto è la mancanza, in zona, del metano. Parlarne con gli abitanti è come spargere sale su una ferita aperta. Li fa sentire cittadini di serie B. Altro che "quarto". Ad ascoltarli, il loro posto in classifica, nella considerazione del Comune, è di gran lunga inferiore, forse l'ultimo. Non si fanno capaci del fatto che la rete metanifera che arriva, ci si passi il gioco di parole, alle porte delle Portelle, non possa essere prolungata. Peccato che la struttura delle tubazioni sia quel che è. E che quella che giunge a Portelle sia una conduttura derivata, già al massimo della sua estensione: un suo prolun¬gamento non garantirebbe pressione adeguata a nessun utente. Servirebbe un suo potenziamento o la creazione di un nuovo percorso metanifero che passasse per i Mancini e scendesse giù. Ma la cassa comunale piange. Le nuove leggi non prevedono più, come accade¬va nel recente passato, un consistente aiuto dello Stato per il finanziamento di queste opere. La difficoltà di reperire risorse è gran¬de. Dal fondo del barile si è comunque riuscita a raschiare la somma di 500 milioni. Sarà utilizzata per risolvere una vecchia e gravosa questione, la ristrutturazione e il potenzia¬mento del sistema fognario del Quarto di Sot¬to. Quanto detto per il metano vale, inoltre, per le condizioni della strada comunale degli Annecchini.

L'erosione della costa è il problema che, negli ultimi tempi, si è fortemente imposto all'at¬tenzione. La disseminazione di barriere fran¬giflutti, avvenuta negli scorsi anni, si è rivelata priva di organicità ed efficacia. Di recen¬te, a capo Turchino, è stato necessario un intervento congiunto di ANAS e FS a salvaguardia dei propri tracciati, vicinissimi alla costa. L'opera di consolidamento ed argine è stata realizzata, però, senza alcun riguardo per le caratteristiche del luogo e per la sua naturale vocazione turistica. Le ruspe e gli scogli hanno fatto scempio della spiaggetta, cara d'esta¬te a falò e convegni amorosi notturni, e della sua vegetazione, nell'impotenza assoluta degli organi amministrativi locali. Nel dimenti¬catoio è sprofondato, invece, il teatro all'aperto, posto sotto il rimodernato belvedere del promontorio.

Così, tra i ritmi di una volta e i problemi dell'oggi, si svolge la vita del Quarto di Sotto. I suoi abitanti conservano ancora una genuinità ed una mitezza particolari, che risaltano ancor di più se paragonati allo spirito intraprendente e un po' levantino della gente delle località vicine, più legata ad una realtà di commercio. Il tempo è scandito dalle stagioni e dai relativi lavori agricoli. Da un sole che muore presto, al di là dell'alto profilo delle colline. Da una luna che, quando decide di far capolino, lo fa per prima in questo cielo. Lasciando che i suoi riflessi, nel mare, arrivino fino ai piedi di questo antico e ospitale grembo di terra.

Fabio di Giovanni da “La Ginestra” marzo 1995

 
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